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Viaggeremo seduti sul nostro divano di casa?

Il vero motivo del post, quello “serio”, è in fondo. Se volete potete saltare direttamente lì.

Fra tre settimane partiamo: andiamo dall’altra parte del mondo.
Mica facile decidere sto viaggio. Abbiamo dapprima pensato al solito Egitto, poi le vicende politiche e la noia (per noi solito, vuol dire davvero stessa spiaggia, stesso mare, ma anche stesso albergo) ci hanno fatto cambiare idea.
Abbiamo pensato alle Maldive, ma i prezzi e altre considerazioni (legate per lo più al nostro tipo di vacanza ideale) ci hanno fatto desistere. Poi è stata la volta di Mauritius, e infine abbiamo scelto Cuba.
Poi a inizio aprile vi racconterò come è andata, ma nel frattempo vi racconto come, IMHO, si decide e si vive un viaggio dall’altra parte del mondo, ancora prima di partire.

Noi – anche voi, immagino – compriamo i pacchetti direttamente online da un’agenzia viaggi che ci piace molto e che ha prezzi molto concorrenziali (diciamo che non siamo ancora riusciti a trovare – sulle vacanze – prezzi migliori a parità di trattamento, o nella stessa struttura).
La cosa che mi piace molto è che non essendo un motore di ricerca fra decine di opzioni, ma avendo una scelta piuttosto ristretta, ti dà i prezzi subito, in modo veloce, non ti costringe a cliccare duecento opzioni. Al prezzo che indica aggiungi 200 euro, più o meno, talvolta anche meno, per le scese accessorie (assicurazione, visti, carburante) e ci sei: bum, il totale. Nessuna sorpresa.

Noi per scegliere la struttura fra quelle proposte ci affidiamo a TripAdvisor.
Qui (nei commenti)
le spiegazioni di come Luca studia ogni struttura: “Su Tripadvisor va letto un numero significativo di recensioni e vanno pesate mentalmente, per scartarne i pregiudizi (che di solito si vedono)”.
Facciamo un GoogleDoc con tutte le strutture a disposizione, trattamento, costo, pro, contro, e alla fine: decidiamo.
Noi poi paghiamo. Anche voi, immagino.

Noi poi aspettiamo, e mentre aspettiamo viaggiamo già, facendo tutto quello che prima, prima di Internet intendo, non era possibile fare. O comunque era molto limitato.
Ad esempio…
- scopriamo il sito dell’albergo: nel caso di Cuba, addirittura, esistono photogallery di ogni struttura presente sull’isoletta che abbiamo scelto. Praticamente sappiamo che nella cassaforte ci sta il mio portatile, non ci sta quello di Luca. Che le strutture sono piuttosto spartane, ma pulite. Che soi trovano tutte in un punto dell’isola, lontane dal porto, vicine alla spiaggia, lontane dalle iguane.
- nel caso dell’Egitto avevamo trovato un video di un ospite che del nostro Hilton aveva filmato tutto. In pratica sapevamo non solo che c’erano tre ristoranti, ma anche quale faccia aveva il cameriere di quello dove avremmo fatto colazione.
- studiamo l’aereo che ci porterà a destinazione: un po’ scaramanticamente ne valutiamo le statistiche (di ritardo, ma anche di malfunzionamento), cerchiamo di indovinare se sia meglio stare in centro, in coda, o dove (anche se sappiamo che non decideremo noi).
- quando siamo andati a New York, grazie a Street View, avevo perfettamente in testa dove era il nostro albergo: tanto è vero che siamo usciti dalla metro e via. In tre minuti eravamo già al check in.
- facciamo mappe collaborative (questa NYC, questa Lisbona) con tutti i posti che vorremmo vedere, e quelli che ci consigliano gli amici.

Non abbiamo più bisogno di mappe analogiche, di guide con il bollino blu, di un po’ di (sana) incoscienza, di spirito di avventura perché noi (anche voi, immagino) grazie a Internet sappiamo già tutto.

Andiamo dall’altra parte del mondo, ma anche dietro l’angolo, pagando una certa cifra, ma in quel luogo ci siamo praticamente già stati, sappiamo di che colore è la facciata del nostro hotel, cosa c’è in programmazione al cinema, dove è lo Starbucks più vicino, se portare o meno la chiavetta per connetterci o se c’è il wi-fi in camera, sappiamo quanto dista la farmacia più vicina.
Sappiamo qual è il nostro ombrellone preferito, dove sono i bagni nell’albergo, come sfuggire alle insidie dell’animazione del resort.

E allora, ecco la domanda (o meglio le domande), che faccio più a me che a voi, ma io le risposte mie le so, mi piacerebbe conoscere le vostre.
Siamo davvero noi strani o anche per voi è così?
Siamo noi schiavi di TripAdvisor o lo sono anche quelli “normali” là fuori, quelli con due figli (e questo giustificherebbe l’ossessione dei tour operator)?
Ma se è così, perché noi, ma anche voi, immagino, viaggiamo se possiamo farlo (gratis) stando a casa sul nostro divano ormai sfondato?
E, infine, questa è davvero la Domanda: come comunicherà il turismo in futuro per evitare, appunto, di avere un sacco di viaggiatori online e sempre meno offline? O ho appena svelato il loro nuovo modello di business: sviluppare pacchetti vacanze virtuali da gustarsi direttamente dall’iPad?

organizzare un viaggio online

siamo stati una settimana in mar rosso. prima della partenza eravamo un po’ preoccupati di scegliere un posto che ci piacesse, non tanto per il mare, quanto per il villaggio: da bravi geek – siamo un po’ (tanto) asociali e non sopportiamo le invasioni dei nostri spazi, da persone intelligenti – tendiamo a voler evitare il più possibile gli italiani, e infine volevamo evitare di finire in un miniclub costante.
dapprima abbiamo cercato sui soliti siti lastminute (hanno tutti lo stesso motore, cambia solo la skin), poi ci siamo un po’ affidati ai forum e ai siti. abbiamo escluso alcuni villaggi, abbiamo definito il budget e abbiamo definito la tipologia di trattamento che cercavamo, anche in base alla categoria dell’albergo: questo ci ha permesso di individuare una ventina di soluzioni.
abbiamo aperto un google doc e abbiamo inserito tutte le informazioni (più o meno) necessarie e fondamentali (location, costo, trattamento, distanza dalla spiaggia, operativi di volo. e in ultimo una colonna chiamata TA (= Trip Advisor).
luca (io non ho quasi fatto niente in questa fase, se non caragnare e fare la maestrina dalla penna rossa) ha guardato un bel po’ di recensioni, cercando fra quelle più recenti e valutando fra quelle migliori e quelle peggiori le caratteristiche evidenziati dagli utenti. alla fine ha vinto quello che (l’ho letto su internet, quindi ci credo):
- aveva un nome da difendere (anche online)
- aveva un trattamento hard all inclusive garantito, cioè quel tipo di trattamento per cui entri in villaggio e non cacci più un soldo, a detta di tutti gli utenti (ad esempio, tutti dicevano che l’acqua veniva servita in bottiglie sigillate, che in un paese che non ha acqua potabile non è proprio una scemenza)
- aveva quasi unicamente recensioni in inglese, scritte da inglesi
- aveva recensioni che raramente citavano la famigerata animazione
- in nessuna recensione veniva citato il miniclub
- aveva un solo tour operator italiano (verificato su google)
- c’erano delle foto su flickr, e un video tour su youtube fatto da un ospite della struttura.
costava un po’ (non tanto più degli altri) e il tour operator ci ispirava fiducia, nessuno su nessun forum se ne lamentava, nessuno parlava di truffe o di disguidi. ok, andata!
la vacanza è stata perfetta, il villaggio era esattamente come ce lo aspettavamo, sapevamo già cosa chiedere, conoscevamo un po’ i trucchi e quali erano i suoi punti forti. eravamo preparati, avevamo studiato. poi, sigh, siamo tornati.