Basta litigare con le commesse dei negozi!

La Corea è uno dei paesi con il più elevato commuting time al mondo.
Questo significa non solo che il mercato dei contenuti online (soprattutto video) è molto più alto che altrove, ma anche che le persone devono ottimizzare moltissimo i tempi cercando di sfruttare al meglio i tempi morti dei viaggi quotidiani.

In questo video si spiega come Tesco abbia conquistato una grandissima parte di mercato GDO proprio in Corea.

Voi fareste mai shopping così? Io, forse, sì.


(grazie a Stefigno per il link)

La regola non scritta del community management.

Intermezzo.
Vorrei raccontarvi di grandi cose che hanno fatto i miei amici (una per tutte, Claudia) e soprattutto delle grandi cose che hanno fatto i circa 25 milioni che hanno detto “io ho votato“.
Ma – dato che ho profonda fiducia nei miei lettori – sono certa che ve ne siate accorti anche voi :-)

Mettiamola così: la regola non scritta del community management è che talvolta le cose sono ovvie, e non è il caso di reitarare il concetto, vale soprattutto con le interfacce utente, o con le icone, o con i percorsi di navigazione.
In alcuni casi, ma solo in alcuni casi, esprimerla nuovamente può essere ridondante, o addirittura dare un messaggio negativo all’utente.
Se una cosa è chiara, spesso sa già raccontarsi da sola.

UPDATE - Nella discussione su FriendFeed emerge chiaramente che non mi sono riuscita a spiegare. Ok, riporto qui il mio commento in risposta a Martino M., foia e Stefano Bussolon che spero serva a spiegare meglio quello che per me era ovvio, ma ovvio non era. Grazie alla mia community.
Il corollario della regola non scritta del community manager è: se per te è ovvio, non è detto che lo sia per gli altri.
[...] molto spesso nella comunicazione (e come ho scritto soprattutto nell’iconografia e nel disegno dell’interfaccia utente) siamo ancorati al concetto che reiterare un concetto più volte è sinonimo di successo. Questo sicuramente aveva un valore e un senso qualche anno fa. Ora molti segni, simboli, icone, percorsi sono stati compresi e sono, per così dire, “autoesplicativi”, o comunque gli utenti li hanno interiorizzati. Da utente esperta, ma molto spesso anche utenti meno esperti, mi sento “presa per scema” quando sotto a una mappa di Google trovo la scritta “ehi, questa è una mappa!!!”. Le community in particolare hanno il vantaggio della “scuola facebook” che ha insegnato alle persone che cos’è un avatar (o una foto profilo), un link, lo share, il like, l’upload. Qualche hanno fa ognuna di queste azioni avrebbe avuto bisogno di un’esplicitazione, adesso molte icone, molte funzionalità “parlano da sole”. Questo era il senso. Il parallelismo con le elezioni serviva solo a dire che non c’era bisogno di raccontare qualcosa che aveva saputo farsi notare da solo. Ma ripeto, forse per me era un parallelismo evidente, e invece non lo era. quindi necessitava, sic, di un’esplicitazione :-)

Appuntamento per il weekend.

Oggi e domani a Milano c’è il WordCamp: il programma elenca appuntamenti e speech interessanti e ricchi di spunti, sia tecnici che di progettazione, ne cito solo due per citare in realtà due amici, Sara Rosso (che lavora per WordPress e di cui illustrerà i basics) e Andrea Beggi, che è il papà affidatario di molti blog italiani, e che sarebbe un gran bene che lo facesse per lavoro, e non per piacere.
Io non ci sarò perché il mio corpo non mi permette ancora di essere in due posti contemporaneamente e nello stesso tempo anche il mio benessere mentale deve a un certo punto trovare una priorità nella mia vita.
Però voi seguitelo, andateci, prendete appunti, partecipate con interventi e domande. Poi sappiatemi dire.
Buon weekend a tutti!

Quando la community va in vacanza.

Le community vanno in vacanza, lo dicono – e lo hanno detto molto di più in passato – i dati di Nielsen e di Google Analytics. Ma è davvero così?
Se c’è il sole la gente, si dice, “preferisce uscire”. Ma è ancora vero?
In linea di massima, sì. Con il suo smartphone e le applicazioni che ha scaricato.
Quindi possiamo dedurre – ma senza dati certi, se non quelli dell’esperienza – che la community che non ha un’app (o una versione mobile) va in vacanza, e quella che invece ce l’ha, va in vacanza sì, ma con l’utente.

Il blog questo (defunto?) sconosciuto.

In modo del tutto inaspettato in giro di tre giorni mi trovo a dover spiegare come progettare un blog personale a ben 4 amici: una coppia di 40enni magari non proprio computer addicted, ma insomma nemmeno dei fresconi, un ragazzo di 25 anni che si occupa di illustrazioni e “grafica tradizionale” e una ragazza di 19 che “per me esiste solo Facebook, questo lo faccio perché devo”.
Mi viene il dubbio che il blog non sia del tutto morto, ma che sia stato solo dimenticato.
Forse è per questo che magari nei prossimi tempi ve ne parlerò un po’ di più, un po’ più spesso.
Non tanto da un punto di vista tecnico (per quello, il vero guru è lui), quanto dal punto di vista di progettazione, facilitazione e soluzione.
Che ne dite?

Solo le community sane evolvono.

Le community si muovono, si rinnovano e cambiano. In modo altrettanto naturale gli utenti si spostano e migrano altrove. Non incentivare il fenomeno di drop-out, ma nello stesso tempo non ucciderlo.

Oggi mi confrontavo su FriendFeed a proposito di Delicious e delle ultime novità: alcuni si lamentavano del fatto che, da dicembre quando è iniziata la crisi del bookmark aggregator a oggi, molti utenti “storici” abbiano preso il largo. Beh, probabile. Forse meglio, no?

Rimettete a posto gli strali, ecco perché lo penso: il fatto che gli utenti cambino significa che i contenuti, i punti di vista, l’usabilità non ristagnano in un paradigma dato dall’attitudine dello “zoccolo duro”, ma si evolvono per rispondere a esigenze diverse, in modo flessibile e maturo.

Certo, perdere in blocco tutti gli utenti è un problema, ci mancherebbe, ma vedere che gli utenti si rinnovano e che c’è un costante turn-over è segno di un rinnovamento e di un mutamento che certifica il buono stato di salute in cui versa la community e il fatto che sia ancora interessante (e appetibile) per nuovi utenti.

Per molto tempo ho frequentato un gruppo di Flickr molto attivo e molto organizzato: gli admin venivano votati, c’erano dei contest (e degli eventi) con un regolamento di partecipazione, una netiquette piuttosto precisa e sempre condivisa.
A un certo punto ho mollato il colpo e ho scelto altre strade, un’altra vita (e anche altre community), e come me parecchie altre persone della “vecchia guardia”.
Oggi, dopo 3/4 anni, il gruppo continua a votare gli admin (che hanno nick che non conosco), continuano a organizzare eventi e occasioni di incontro e hanno cambiato in parte la netiquette che ormai era vecchia e antiquata.
Quel gruppo non è morto: si è evoluto continuando a generare contenuti, aggregazione, karma positivo. In pratica community.

Gli utenti si spostano, si inseguono, si muovono a branchi e poi, in alcuni casi, ritornano, segnando la salute della community. Repsira, inspira: va tutto bene, davvero. Tu devo solo trovare il modo di conquistare nuovi utenti. Sia che quelli vecchi restino, sia che scelgano altri spazi sociali.

Quelli di YouTube si son comprati Delicious.

La cosa andava avanti da un po’, ma adesso è ufficiale: Delicious ha un nuovo proprietario (e speriamo anche nuove risorse per crescere e migliorare il servizio che è già fantastico).
Si tratta di AVOS, società fondata dai papà di YouTube proprio per gestire l’acquisizione e la continuazione del servizio.

Vi assicuro che è successo tutto da un momento all’altro :-) me ne sono accorta perché salvando un bookmark dopo un altro mi ha chiesto di accettare la nuova gestione dei miei dati.