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dissertauro

Sii preparato. E scopri dov’è l’uscita di sicurezza.

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«Come stai?» «Sono un po’ stanca. Questa è una delle settimane peggiori dell’anno per me, da un punto di vista lavorativo». «Ma come, c’è pure il sole! Che succede?». «Ci sono le sfilate». Sipario.

Oggi è venerdì e vi dovrei passare i link più interessanti della settimana. E invece no. Per due motivi.

Primo, la cosa più interessante della settimana è stato (dicono) il Forum della Comunicazione Digitale, che si è svolto a Milano.
Io non ci sono stata (vedi secondo punto), ma mi pare di aver capito che avevano approntato un wall (alle spalle dei relatori) su cui venivano proiettati tutti i tweet postati con un determinato hashtag. A un certo punto ha smesso di funzionare, nessuno dei tweet veniva più mostrato.
Non c’ero, non lo so, non posso dire nulla, però mi sento di mettere giù una delle basi per la prossima regola: se dai voce alla community, sii preparato (che poi è il motto degli scout).
Ma non è questo il punto, il vero punto è questo, e lo posso dire anche io che non c’ero perché il programma della giornata era pubblico, e l’ho letto: i relatori erano praticamente tutti uomini. Fine della storia [*].

Secondo, sono cominciate le sfilate della collezione AI 11/12 e nel contempo c’è Sanremo, c’è stato San Valentino, ci saranno gli Oscar, e molto altro ancora. In pratica, l’armageddon per un sito femminile che ha come motore principale la moda e i VIP.
Ogni anno, due volte all’anno, in pratica l’ansia, la frenesia e il decisionismo diventano i peggiori nemici del luogo in cui lavoro. E quindi anche i più acerrimi migliori amici.
E da qui lo spunto per la prossima regola, impara a gestire l’ansia e pianifica uscite di sicurezza.

Buon weekend.
[*] – pare che invece la Ignite Session sia stata molto interessante e piena di relatrici donne.

Il riepilogo della settimana.

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The essence of leadership is being able to see the iceberg before it hits the Titanic [...] I have the feeling that if Lehman Brothers was Lehman Brothers&Sisters, they might be still around.
Arianna Huffington, TED conference, dicembre 2010.

Le notizie impedibili della settimana sono due.
Facile, facile. Una poi è di fresca fresca di oggi, così almeno è roba nuova.

  • AOL ha comprato Huffington.
    A chi interessa? Un po’ a tutti, ma soprattutto a chi si occupa di editoria online. Cioé in definitiva, visti i tempi che corrono: tutti.
    Cosa significa? Significa che Arianna Huffington diventa Editor in Chief di tutti i contenuti di AOL. La signora (60 anni, molto sveglia, ben lontana dal rincoglionirsi, forse anche perché dorme un sacco, cfr. video successivo) è la mente pensante di Huffington Post, colei che l’ha fondato e che l’ha traghettato ad essere un mostro dal valore di 315 milioni di dollari.
    Ma soprattutto significa che diventa la testa di ponte per la strategia editoriale di AOL, che è stata leakata nei giorni scorsi. Leggetela, se vi va, e ditemi cosa ne ppensate. Io delle idee ce le ho, ad esempio so che Huff è un buon esempio per molti editori, e che la sua nuova strategia può facilmente essere equivocata, non tanto appunto da chi ci lavora, ma da chi lo prende come esempio.
    Parliamone. Se vi va. I commenti sono più sotto. Lo sapete, vero?

  • Facebook cambia l’interfaccia delle fanpage.
    Le novità prevedono, fra le altre cose, i feed RSS degli aggiornamenti, nuova interfaccia, commenti a nome del brand, notifiche via mail delle intertazioni.
    Le novità, in modo molto concreto, non cambiano molto la gestione delle pagine e l’interfaccia si allinea con quella dei profili, promuovendo quelli che usano molto le foto.
    Da un punto di vista più ampio, le osservazioni di Gianluca Diegoli su chi è “davvero” al centro dell’evoluzione delle pagine (secondo Gianluca l’utente, non il brand) è interessante e da approfondire.
    Capitano, su FriendFeeed, invece, teme lo spamming/seeding dei brand sugli altrui wall: i brand, infatti, potranno commentare, e quindi, volendo, promuovere le proprie attività. Vi fa paura questa possibilità? La vendereste a un cliente?

Cosa dice il vostro indirizzo mail, di voi?

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Molto.
Anche troppo. E questo non è molto legato a cosa fate nella vita, ma proprio a chi siete. E mentre lo dico indosso un cilicio Lanvin della collezione Autunno Inverno, perché anche il mio indirizzo mail è stato per molto tempo un brutto biglietto da visita per me.

Innanzitutto, partiamo dalle basi: due concetti semplici, semplici.

  • Se avete più di 20 anni e state iniziando a lavorare in un ambito che prevede molti contatti e molte mail, scegliete un account che dica chi siete nome.cognome@ o se preferite nomecognome@. Se volete fare “nasconderello” potete tranquillamente essere babyfoxy, ilnomedelmioblog, pallina72. Ma non mettetelo sui biglietti da visita, suvvia.
    E adesso confesso: per anni ho avuto un indirizzo tipo pallina72, per me era comodo e non volevo mettere in piazza i fatti miei. Poi sono rinsavita. Adesso uso quell’indirizzo per newsletter e form e ho fatto un redirect su quello che uso normalmente. Poi ci si fa un lavoro certosino di label e filtri e via. Passa la paura.
  • Per il servizio di mail, vi rimando qui: dice tutto. Io uso Gmail per il semplice motivo che è semplice, la trovo ovunque e – ma questo solo da poco – avendo un HTC, con Android ci va d’amore e d’accordo.
  • UPDATE – Spesso l’indirizzo di posta vi serve per iscrivervi a servizi di istant messaging, magari sul lavoro: “Com’è il tuo indirizzo su MSN[*]?” “puzzolaoperosa@hotmail.com”. Ecco, serve dire altro? Di peggio, solo ozzylover e puffettina79.
    [*] – per quanto triste o incomprensibile ai più molte aziende usano MSN come sistema di IM. Può piacere o non piacere, ma tant’è.

La moda dell’infografica.

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Io contro le infografiche non ho nulla, anzi mi piacciono pure.
Però mi pare che ormai se ne faccia una un po’ per qualsiasi cosa. Sia chiaro io non sono una guru dell’infografica, eh.

Ma mi sembra piuttosto inutile una cosa come questa:

…che infograficamente non dice niente di più di ciò che poteva essere infilato in un elenco puntato e in un eventuale grafico (con peso specifico Zero) a istogrammi.

Ma a voi non pare che questa osservazione valga anche per la maggior parte delle infografiche che vanno tanto di moda adesso?
Le infografiche non dovrebbero servire a rendere intelleggibili (e/o comparabili) dati con diversi sistemi di misura o di diversa natura?
Idee? Opinioni? Insulti? Link a infografiche davvero fighe?

(l’infografica è tratta da OnlineSchools.org, ed è stata ripubblicata da Mashable.com)

I miei due giorni di celebrità.

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L’altro ieri Alessandra Farabegoli ha scritto un post davvero molto carino sulle “mie” regole per il community management.
Oggi esce il mio articolo sul blog delle Girl Geek Life su cosa significa essere una Community Manager, e quali sono le competenze che potrebbe essere interessante mettere sul curriculum.
Per sta settimana, ci sono sufficienti motivi di notorietà, da domani si torna in trincea.

Quando sparisce la delizia.

Sembra proprio che Delicious sia destinato a una morte lenta e assai controversa.
L’acquisizione da parte di Yahoo del tool per il bookmarking online (con un click salvi il link che ti interessa in una “cloud” sempre disponibile – e pubblica – dove puoi ritrovarlo in qualsiasi momento) ha fatto sì che si creasse un conflitto di interessi fra Delicious, appunto, e Yahoo Bookmarks, il servizio omologo già presente nell’offerta del grande portale americano.
E quindi? E quindi in un certo senso il panico generale.
Da una parte i servizi alternativi di bookmarking (la concorrenza, insomma) hanno già messo in homepage il link all’how-to per importare presso di loro gli archivi di Delicious.
Dall’altra gli utenti si preparano a una migrazione in massa, ma piuttosto caotica: il mercato offre servizi free, oppure a pagamento. Non tutti i servizi offrono i widget e le funzionalità offerte da Delicious, ad esempio non tutti importano i link mantenendo la categorizzazione per tag.
Chi lo fa sta già andando in panico: Diigo.com ti garantisce che dopo l’importazione dei bookmark da Delicious sui loro server “ci stanno lavorando” per farti sembrare tutto in ordine. Ma – per loro stessa ammissione (chapeau) – i server non reggono il lavoro e stanno rivendendo il codice. Ok, dita incrociate, fratelli: non ci resta che sperare.
Insomma, c’è grande panico sotto il cielo del bookmarking, soprattutto perché si tratta di servizi su cui si basano molti widget, componenti aggiuntivi, reti sociali.
Sono così importanti che secondo me (dopo le conclusioni apocalittiche del caso) ci sono solo due scenari possibili: l’acquisizione da parte di un’altra major dello strumento (Google save the Delicious?!!) o la logica accettazione da parte di Yahoo che “o si tiene Delicious aperto o si muore“. Se non altro perché mezza blogosfera mondiale sta pensando che Yahoo stia davvero perdendo una delle occasioni migliori per non chiudere uno dei servizi online più amati del web.

feed rss, elearning, pipes e quant’altro

con le cose con cui lavoro ci si gioca tutto il tempo.
quando sviluppavo cosi di eLearning, dicevamo che costruivamo mattoni con cui costruire una casa che era la formazione.
la cosa che non funzionava con l’eLearning (e non ha mai funzionato, ma probabilmente non ci sarà più bisogno che funzioni) era che ogni mattone doveva rispondere a degli standard per parlare con gli altri mattoni: insomma gli standard esistevano, ma in realtà poi dovevi sempre costruire un accrocchio per farli parlare davvero con il tuo LMS. chiunque abbia venduto un materiale eLearning dicendo: “lo si installa sul server e funziona”, ha mentito. me compresa (adesso lo posso dire).
ecco io adesso smercio cose che come i mattoni possono essere unite e disunite a piacimento, in poche semplici mosse (ok, magari i pipes all’inizio sono un po’ stronzi, ma poi si fanno addomesticare).
tu prendi di qui, metti di lì, fai così, togli questo, agganci quest’altro, fai così, fai cosà. fai tutto, in pochi secondi, tutto molto semplicemente. e se non lo fai tu trovi qualcuno che ti aiuta a farlo, o che lo fa per te.
(per vostra tranquillità: io non uso delicious, uso stumbleupon e mi trovo benissimo: lo trovo un po’ più social di delicious, un po’ meno snob – ma sono gusti… però stumbleupon non permette l’aggregazione con feedburner – a differenza di deliciuos – e quindi i miei feed li trovate qui. e quando avrò un po’ di tempo farò un pipe ;-) promesso!)