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February, 2011:

Sii preparato. E scopri dov’è l’uscita di sicurezza.

«Come stai?» «Sono un po’ stanca. Questa è una delle settimane peggiori dell’anno per me, da un punto di vista lavorativo». «Ma come, c’è pure il sole! Che succede?». «Ci sono le sfilate». Sipario.

Oggi è venerdì e vi dovrei passare i link più interessanti della settimana. E invece no. Per due motivi.

Primo, la cosa più interessante della settimana è stato (dicono) il Forum della Comunicazione Digitale, che si è svolto a Milano.
Io non ci sono stata (vedi secondo punto), ma mi pare di aver capito che avevano approntato un wall (alle spalle dei relatori) su cui venivano proiettati tutti i tweet postati con un determinato hashtag. A un certo punto ha smesso di funzionare, nessuno dei tweet veniva più mostrato.
Non c’ero, non lo so, non posso dire nulla, però mi sento di mettere giù una delle basi per la prossima regola: se dai voce alla community, sii preparato (che poi è il motto degli scout).
Ma non è questo il punto, il vero punto è questo, e lo posso dire anche io che non c’ero perché il programma della giornata era pubblico, e l’ho letto: i relatori erano praticamente tutti uomini. Fine della storia [*].

Secondo, sono cominciate le sfilate della collezione AI 11/12 e nel contempo c’è Sanremo, c’è stato San Valentino, ci saranno gli Oscar, e molto altro ancora. In pratica, l’armageddon per un sito femminile che ha come motore principale la moda e i VIP.
Ogni anno, due volte all’anno, in pratica l’ansia, la frenesia e il decisionismo diventano i peggiori nemici del luogo in cui lavoro. E quindi anche i più acerrimi migliori amici.
E da qui lo spunto per la prossima regola, impara a gestire l’ansia e pianifica uscite di sicurezza.

Buon weekend.
[*] – pare che invece la Ignite Session sia stata molto interessante e piena di relatrici donne.

Il riepilogo della settimana.

The essence of leadership is being able to see the iceberg before it hits the Titanic [...] I have the feeling that if Lehman Brothers was Lehman Brothers&Sisters, they might be still around.
Arianna Huffington, TED conference, dicembre 2010.

Le notizie impedibili della settimana sono due.
Facile, facile. Una poi è di fresca fresca di oggi, così almeno è roba nuova.

  • AOL ha comprato Huffington.
    A chi interessa? Un po’ a tutti, ma soprattutto a chi si occupa di editoria online. Cioé in definitiva, visti i tempi che corrono: tutti.
    Cosa significa? Significa che Arianna Huffington diventa Editor in Chief di tutti i contenuti di AOL. La signora (60 anni, molto sveglia, ben lontana dal rincoglionirsi, forse anche perché dorme un sacco, cfr. video successivo) è la mente pensante di Huffington Post, colei che l’ha fondato e che l’ha traghettato ad essere un mostro dal valore di 315 milioni di dollari.
    Ma soprattutto significa che diventa la testa di ponte per la strategia editoriale di AOL, che è stata leakata nei giorni scorsi. Leggetela, se vi va, e ditemi cosa ne ppensate. Io delle idee ce le ho, ad esempio so che Huff è un buon esempio per molti editori, e che la sua nuova strategia può facilmente essere equivocata, non tanto appunto da chi ci lavora, ma da chi lo prende come esempio.
    Parliamone. Se vi va. I commenti sono più sotto. Lo sapete, vero?

  • Facebook cambia l’interfaccia delle fanpage.
    Le novità prevedono, fra le altre cose, i feed RSS degli aggiornamenti, nuova interfaccia, commenti a nome del brand, notifiche via mail delle intertazioni.
    Le novità, in modo molto concreto, non cambiano molto la gestione delle pagine e l’interfaccia si allinea con quella dei profili, promuovendo quelli che usano molto le foto.
    Da un punto di vista più ampio, le osservazioni di Gianluca Diegoli su chi è “davvero” al centro dell’evoluzione delle pagine (secondo Gianluca l’utente, non il brand) è interessante e da approfondire.
    Capitano, su FriendFeeed, invece, teme lo spamming/seeding dei brand sugli altrui wall: i brand, infatti, potranno commentare, e quindi, volendo, promuovere le proprie attività. Vi fa paura questa possibilità? La vendereste a un cliente?

Cosa dice il vostro indirizzo mail, di voi?

Molto.
Anche troppo. E questo non è molto legato a cosa fate nella vita, ma proprio a chi siete. E mentre lo dico indosso un cilicio Lanvin della collezione Autunno Inverno, perché anche il mio indirizzo mail è stato per molto tempo un brutto biglietto da visita per me.

Innanzitutto, partiamo dalle basi: due concetti semplici, semplici.

  • Se avete più di 20 anni e state iniziando a lavorare in un ambito che prevede molti contatti e molte mail, scegliete un account che dica chi siete nome.cognome@ o se preferite nomecognome@. Se volete fare “nasconderello” potete tranquillamente essere babyfoxy, ilnomedelmioblog, pallina72. Ma non mettetelo sui biglietti da visita, suvvia.
    E adesso confesso: per anni ho avuto un indirizzo tipo pallina72, per me era comodo e non volevo mettere in piazza i fatti miei. Poi sono rinsavita. Adesso uso quell’indirizzo per newsletter e form e ho fatto un redirect su quello che uso normalmente. Poi ci si fa un lavoro certosino di label e filtri e via. Passa la paura.
  • Per il servizio di mail, vi rimando qui: dice tutto. Io uso Gmail per il semplice motivo che è semplice, la trovo ovunque e – ma questo solo da poco – avendo un HTC, con Android ci va d’amore e d’accordo.
  • UPDATE – Spesso l’indirizzo di posta vi serve per iscrivervi a servizi di istant messaging, magari sul lavoro: “Com’è il tuo indirizzo su MSN[*]?” “puzzolaoperosa@hotmail.com”. Ecco, serve dire altro? Di peggio, solo ozzylover e puffettina79.
    [*] – per quanto triste o incomprensibile ai più molte aziende usano MSN come sistema di IM. Può piacere o non piacere, ma tant’è.

Community management, le regole: vol. 7

Ti venisse mai in mente di scrivere di una cosa che non conosci bene, fermati.
La supercazzola in community diventa un boomerang. Dritto sui denti.
Chiedi, informati, cerca, documentati. Oppure meglio ancora chiedi a loro, agli utenti. E falli parlare. Non è questo il tuo mestiere?

(in senso lato, un po’ fuori contesto ma mica tanto: si parla tanto di curation e ci sarà sicuramente fra un giorno o fra un anno qualcuno che ne farà un mestiere. Per evitare di dare a un consulente un sacco di soldi per parlarti dell’ovvio, diventa per primo tu consulente di te stesso: chiedi alla tua community di dirti cose, di selezionare e aggregare informazioni, di rendere rilevanti quelle che davvero dicono qualcosa di importante, di diventare un consumatore esperto e anche parlante)

Altri cinque link.

  • The Daily, è il fenomeno delk momento. Tutti hanno un’opinione sul suo successo, o il suo insuccesso. Io sono piuttosto perplessa, ma sono davvero incuriosita. Secondo me il vero lato positivo è l’aspetto sociale: se io, abbonato, ritengo che una notizia sia interessante la posso condividere con i contatti dei miei social network, non abbonati. T’invoglia, ma con garbo, e quindi alla fine rischia di prenderti.
  • I Found Your Mitten. Rischia di essere un flop pazzesco, oppure più semplicemente di diventare un divertissement senza troppo impegno. Ma l’idea, forse perché sono sensibile al tema (non a quello dei guanti persi, però! Io perdo gli ombrelli!), mi piace. A voi no?
  • Come fare il botto con Facebook? Aumentare la propria base utenti su FB? Si può fare, anche senza investimenti marketing. Basta avere attenzione, essere creativi e giocare pulito, sempre. Mashable.com
  • Art of Community online. 300 e passa pagine con scritto tutto, tutto. Molto più di quanto vi possa dire io :-) Distribuito in CC. Scaricatelo, o compratelo. Non importa, scegliete voi. Ma fatelo.
  • E se Facebook, poi, non fosse il social network più figo del mondo? Lo sussurrano le ricerche americane segnalate da BizReport. Sicuramente è quello più diffuso, e probabilmente quello intorno al quale crescono di più gli investimenti, ma non per questo è per forza quello che le aziende trovano più vantaggioso.

I’m proud of you.

Solo il 12% di voi – secondo il mio Google Analytics – usa Internet Explorer. Vi amo.

E visto che Chrome e Firefox se la giocano testa a testa per il primo posto, ecco i miei tre add on per Firefox preferiti:

  • Greasemonkey, è un’estensione che permette di scegliere in un archivio di centinaia di script quelli più adatti a personalizzare, modificare, aggiungere funzionalità legate alla visualizzazione delle pagine, ma non solo. Ad esempio, alcuni di questi script facilitano l’uso di Flickr, o gestiscono al meglio la compilazione di form e di moduli. Da provare!
  • ADBlock, basta banner e layer pubblicitari. Cosa volete di più?
  • PDF Downloader, trasforma tutte le pagine web in file PDF, integrandosi perfettamente con le funzionalità del browser. Attenzione! Non funziona con https o pagine coperte da password.

YouTube interattivo moltiplica le visualizzazioni.

Tutto nasce da qui. E lo si può vedere sotto diversi punti di vista: quello dell’omaggio a Cavandoli e al suo immenso lavoro, quello della creatività smisurata che un’idea così semplice e diritta (come una linea) si porta dietro, quello della poesia (la linea innamorata è una cosa che non potete permettervi di ignorare) e quello della visibilità.

Provare per credere: la struttura del video incuriosisce, spinge alla navigazione e genera “rumore” (quello che a Site Census piace un sacco!)…

Conoscete altri casi/esempi di questo genere?
Qui su Mashable.com qualche esempio (anche se nessuno – secondo me – è interessante come quello della linea…).