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Community Manager Appreciation Day 2013

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E a fra pochissimo con tutti gli ultimi (!!!) aggiornamenti.

Frank e il segreto di Pulcinella

Una delle cose che mi ossessiona di più in questo periodo è la questione della riservatezza.
Dei dati, delle nostre conversazioni, dei nostri pensieri.
E il rispetto. Dei dati, delle nostre conversazioni, dei nostri pensieri.
E dei nostri segreti.

Lui, Frank Warren, ne ha fatto un lavoro (ads free) e ne parla in questo video di TED (se non sapete cos’è… cliccate qui!).

Nello speech risulta piuttosto evidente come sia possibile rispettare l’altrui privacy condividendola con tutti.
Che il segreto di Pulcinella sia un modello che funzioni anche per altri valori?

(thru Luca)

Perché io valgo (30 dollari).

Instagram ha venduto il mio account a Facebook, ieri, per 30 dollari.
Mica male, tutto sommato, tenendo conto che uso Instagram da meno di una settimana (cioè da quando – guarda caso – hanno rilasciato la versione per Android).
Probabilmente le mie foto su Flickr vendute a Yahoo a un certo punto valevano molto di più e hanno avuto una quotazione molto più bassa.

Sono preoccupata per l’acquisizione? No.
Scandalizzata? No.
Farò ostruzionismo? No.
Sono onorata? Un pochetto sì.

Il fatto che qualcuno investa soldi su quello che faccio io, proattivamente, sulle mie passioni, sulla mia socialità, sulle mie capacità, è tutto sommato imprevisto: lo fanno (spesso) i datori di lavori, ma molto più raramente semplici sconosciuti (che possono permetterselo, beati loro).
Capace che prima o poi paghino direttamente anche me per averli prodotti quei contenuti. Manca (in teoria) davvero pochissimo.

Vuoi attirare l’attenzione? Chiedimi come.

Ieri sera tornavo a casa un po’ stanca e un po’ sovrappensiero. Quando mi capita di essere così, mi piace camminare. Sono scesa a una fermata prima della metropolitana e ho percorso il vialone che mi porta a casa, un po’ rimuginando, un po’ facendo piani A, un po’ rivalutando piani B.
A un certo punto mi sono trovata a un incrocio a dare (in contemporanea)  la precedenza a un passeggino, far passare dei bambini che correvano e a evitare la furia di una signora che stava attraversando di fretta.
Mentre mi voltavo per far spazio a tutti, il mio occhio è caduto sulla spilla mimetizzata sulla maglietta a righe di una ragazza sudamericana: Vuoi perdere peso? Chiedimi come.
Non devo – credo – stare qui a spiegarvi di chi sia l’iniziativa ed è lontanissimo da me il pensiero di propinarvi i prodotti in questione.
Quello che so è che – però – quella pin (tecnologia 0.1 a un costo bassissimo, ormai superata e arcaica) ha superato qualsiasi ostacolo visivo e di attenzione (ero in mezzo a un incrocio, stavo cercando di non sbattere contro nessuno e il mio principale obiettivo era che nessuna macchian sbattesse contro me).
Altro che banner blindness.

Questo l’ho scritto io.

Ognio tanto mi capita di scrivere per Girl Geek Life: l’ho fatto anche oggi.

Innanzitutto, partiamo dalle basi: cosa significa trasferire un blog?
Significa che procedete al trasloco del nostro blog da un servizio di hosting (per esempio, Aruba o Dreamhost) a un altro.
Questo potrebbe accadere per svariati motivi: per un’offerta migliore, per una mancanza nel servizio, per un’opportunità. Resta il fatto che tutti, più o meno, un giorno decidono di cambiare hosting, domani potrebbe capitare a voi.
Avendo aperto il mio primo blog nel 2002 e non avendone (quasi) mai perso tracce in Rete, nonostante il cambio di almeno 4 hosting, mi posso considerare se non proprio un’esperta di trasferimento dei blog, quanto meno una che ci ha provato, sbagliando molto, ma anche con discreti successi.

La vera (e completa) spiegazione di come fare è opera (massima) di Andrea Beggi, che ne ha parlato all’ultimo WordCamp di Milano, con dovizia di particolari. Io mi limito solo a darvi due o tre dritte dettate dal buon senso, che vi suggerisco di tenere a mente. Per i tecnicismi vi rimando alla presentazione di Andrea (che trovate in fondo al post)!

[continua qui]

Basta litigare con le commesse dei negozi!

La Corea è uno dei paesi con il più elevato commuting time al mondo.
Questo significa non solo che il mercato dei contenuti online (soprattutto video) è molto più alto che altrove, ma anche che le persone devono ottimizzare moltissimo i tempi cercando di sfruttare al meglio i tempi morti dei viaggi quotidiani.

In questo video si spiega come Tesco abbia conquistato una grandissima parte di mercato GDO proprio in Corea.

Voi fareste mai shopping così? Io, forse, sì.


(grazie a Stefigno per il link)

La regola non scritta del community management.

Intermezzo.
Vorrei raccontarvi di grandi cose che hanno fatto i miei amici (una per tutte, Claudia) e soprattutto delle grandi cose che hanno fatto i circa 25 milioni che hanno detto “io ho votato“.
Ma – dato che ho profonda fiducia nei miei lettori – sono certa che ve ne siate accorti anche voi :-)

Mettiamola così: la regola non scritta del community management è che talvolta le cose sono ovvie, e non è il caso di reitarare il concetto, vale soprattutto con le interfacce utente, o con le icone, o con i percorsi di navigazione.
In alcuni casi, ma solo in alcuni casi, esprimerla nuovamente può essere ridondante, o addirittura dare un messaggio negativo all’utente.
Se una cosa è chiara, spesso sa già raccontarsi da sola.

UPDATE - Nella discussione su FriendFeed emerge chiaramente che non mi sono riuscita a spiegare. Ok, riporto qui il mio commento in risposta a Martino M., foia e Stefano Bussolon che spero serva a spiegare meglio quello che per me era ovvio, ma ovvio non era. Grazie alla mia community.
Il corollario della regola non scritta del community manager è: se per te è ovvio, non è detto che lo sia per gli altri.
[...] molto spesso nella comunicazione (e come ho scritto soprattutto nell’iconografia e nel disegno dell’interfaccia utente) siamo ancorati al concetto che reiterare un concetto più volte è sinonimo di successo. Questo sicuramente aveva un valore e un senso qualche anno fa. Ora molti segni, simboli, icone, percorsi sono stati compresi e sono, per così dire, “autoesplicativi”, o comunque gli utenti li hanno interiorizzati. Da utente esperta, ma molto spesso anche utenti meno esperti, mi sento “presa per scema” quando sotto a una mappa di Google trovo la scritta “ehi, questa è una mappa!!!”. Le community in particolare hanno il vantaggio della “scuola facebook” che ha insegnato alle persone che cos’è un avatar (o una foto profilo), un link, lo share, il like, l’upload. Qualche hanno fa ognuna di queste azioni avrebbe avuto bisogno di un’esplicitazione, adesso molte icone, molte funzionalità “parlano da sole”. Questo era il senso. Il parallelismo con le elezioni serviva solo a dire che non c’era bisogno di raccontare qualcosa che aveva saputo farsi notare da solo. Ma ripeto, forse per me era un parallelismo evidente, e invece non lo era. quindi necessitava, sic, di un’esplicitazione :-)